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martedì 13 marzo 2018

“Italia.zip”, 16 marzo incontro a Milano


Se l’Italia non fosse un Paese verticale, ma orizzontale? Se Aosta e Palermo fossero adagiate sulla stessa latitu­dine, l’Italia sarebbe così diversa e ricca di contraddizioni? Se i migranti, invece di arrivare sulle coste meridionali di Sicilia, Ca­labria e Puglia, approdassero anche sulle “coste” della Lombardia o del Trentino, le cose e la percezione del problema sarebbero diverse? Se per andare da Trieste a Napoli viaggiassimo in orizzontale e non in verticale, l’Italia sarebbe diversa? E gli italiani?.
Con queste riflessioni e suggestioni si apre il libro di Pierluigi Senatore e Mario Conte dal titolo Italia.zip. Test di comprensione e compressione del Belpaese, che si incentra sulla realtà del nord e del sud del Paese e sul futuro dell’Italia. Italia.zip è un libro che in parte è saggio, in parte è dialogo e confronto profondo tra due persone che, attraverso i loro lavori “sensibili”, vivono quotidianamente le contraddizioni, i pregiudizi, le migrazioni e le divisioni del nostro Belpaese.

Vi invitiamo alla presentazione del libro organizzata per venerdì 16 marzo a MILANO, presso la libreria Mondadori, Galleria Vittorio Emanuele II, ore 18,30. Dialogano con gli autori il giornalista Flavio Tranquillo e il prof. Nando Dalla Chiesa.



martedì 27 febbraio 2018

Višegrad, 27 febbraio 1993: la strage dei passeggeri del diretto 671

Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari serbo-bosniaci sostenuti dall’esercito serbo, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić. I due si rendono protagonisti, nel corso di quella terribile estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Il 27 febbraio del 1993, come ricorda il giornalista e scrittore  Luca Leone in Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio è una data importante nella cronologia dei fatti. “Il treno diretto 671, partito da Belgrado con de­stinazione Bar, entra nel territorio della Repubblica serba di Bosnia, sempre nel comune di Rudo. Il convoglio viene fatto fermare dai para­militari dei cugini Lukić nella stazione di Štrpci, una frazione di Rudo. I paramilitari avrebbero solo il mandato di controllare i documenti di tut­ti i passeggeri, ma dal convoglio vengono fatte scendere diciannove per­sone “non serbe”: un croato e diciotto musulmani-bosniaci. Gli sventu­rati, una volta scesi dai vagoni, vengono derubati e abusati fisicamente, come consuetudine delle Aquile bianche. Quindi vengono fatti salire a forza su un camion e, condotti nei pressi del Vilina Vlas, nella zona termale di Višegrad, vengono torturati tra i resti di una casa bruciata da un rogo lungo la riva della Drina. Terminato il divertimento, tutti vengono eliminati con un colpo alla testa e i loro corpi gettati nel fiume. I loro resti non sono mai stati ritrovati. Dei trenta sospettati per questo eccidio, al momento solo uno, Nebojša Ranisavljević da Despotovac è stato condannato, nel 2002, dal tribunale di Bjelo Polje, a quindici anni di carcere (condanna poi confermata in appello dalla Corte suprema del Montenegro nell’aprile del 2004). Ranisavljević è stato rilasciato per buona condotta nel 2011 ed è tornato uomo libero. Nel 2014 sono poi stati arrestati altri quindici presunti responsabili della strage, al momen­to ancora in attesa di sentenza definitiva.”

mercoledì 21 febbraio 2018

"Italia.zip", due giorni di incontri tra Napoli e Caserta

Dai ghiacciai delle Alpi al clima quasi desertico di Lampedusa. Dagli abeti sempreverdi ai fichi d’India. Da una parte si guarda all’Europa settentrionale e dall’altra l’orizzon­te spazia verso il Maghreb o, come nei primi anni del secolo scorso, verso altre terre e altri continenti. Un Paese spaccato a metà: è l’immagine che emerge sempre più spesso dalla lettura di statistiche e classifiche che analizzano nei vari aspetti l’Italia.
“Che l’Italia si muova a due velocità – affermano Mario Conte e Pierluigi Senatore in Italia.zip – non è una novità. Ma fa sempre effetto scoprire che questa regola venga confermata praticamente in tutti i settori della vita quotidiana. E se l’Italia non fosse un Paese verticale, ma orizzontale? Se in realtà Aosta e Palermo convivessero adagiate sulla stessa latitu­dine, l’Italia sarebbe così diversa e ricca di contraddizioni? Se i migranti, invece di arrivare sulle coste meridionali di Sicilia, Ca­labria e Puglia, approdassero anche sulle “coste” della Lombardia o del Trentino, le cose e la percezione del problema sarebbero diverse? Se per andare da Trieste a Napoli viaggiassimo in orizzontale e non in verticale, l’Italia sarebbe diversa? E gli italiani?.”

Due amici, un giudice e un giornalista, che risiedono a mille chilometri di distanza, l’uno al sud e l’altro al nord, si confrontano sulle rispettive realtà e sul futuro dell’Italia. Italia.zip è un libro che in parte è saggio, in parte è dialogo e confronto profondo tra due persone che, attraverso i loro lavori “sensibili”, vivono quotidianamente le contraddizioni, i pregiudizi, le migrazioni e le divisioni del nostro Belpaese.


Vi invitiamo alle due presentazioni del libro organizzate per venerdì 23 febbraio a NAPOLI, presso Libreria Ubik, via Benedetto Croce 28, ore 17,00. Partecipano il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il magistrato Nino Di Matteo della Procura Nazionale Antimafia, l’avvocato Piergiorgio Morosini; modera la giornalista dell’Espresso Floriana Bulfon insieme al giornalista e scrittore Vincenzo Imperatore. Il secondo incontro è fissato per
sabato 24 febbraio a CASERTA, presso la Biblioteca comunale, via Capitano Laviano 65, ore 10,30. Dialogano con gli autori il sindaco Carlo Marino e l’assessore alla cultura Daniela Borrelli.

martedì 20 febbraio 2018

21 febbraio 2006, il Tpi inizia il processo contro Milan Lukić

Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari serbo-bosniaci sostenuti dall’esercito serbo, guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić. I due si rendono protagonisti, nel corso di quella terribile estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Il 21 febbraio 2006 Milan Lukić viene messo a disposizione del Tpi, dopo essere stato catturato in Argentina, nell’estate del 2005. Lukić viene condannato in via definitiva all’ergastolo nel dicembre del 2012.
Una testimonianza di come, fino ai primi anni Duemila Lukić girasse indisturbato sul territorio di Višegrad è raccolta dal giornalista Luca Leone in Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio nella sua intervista a Bakira Hašečić, una vera Lady Wiesenthal del conflitto in Bosnia-Erzegovina.

“Abbiamo piantato un’altra volta le tende qui a Kosovo Polje e una sera del 2001 vediamo arrivare una grossa automobile nera. Un poliziotto della Iptf1 esce dall’auto ed entra nella mia tenda. Nel farlo, urta con la testa e gli cade il cappello in terra. Esce per recuperare il cap­pello e nel frattempo io riesco ad appuntarmi il numero della targa della macchina. L’uomo torna all’auto e alla radio, parlando con qualcuno, dice: ‘Chiederò quanti sono’. Allora tutti abbiamo capito di non avere a che fare con un poliziotto dell’Iptf ma con Milan Lukić in persona. Si avvicina al portabagagli della macchina, lo apre… era vuoto. Abbiamo pensato che lui e quello seduto in auto, che lo aveva accompagnato, fos­sero venuti a rubarci i viveri, che ci erano stato consegnati proprio quel giorno. Da dentro la macchina la voce del secondo uomo gridava: “Pa­drone! Padrone!’, l’urlo che proprio Lukić lanciava quando entrava nelle case delle sue vittime. Allora siamo tutti scappati da dentro le tende e ci siamo affrettati verso il torrente… – ora ride di gusto – …ormai era una prassi consolidata, perché quando durante la guerra i četnici entravano nelle nostre case noi scappavamo sempre tutti verso il torrente…”.

lunedì 19 febbraio 2018

"L'invitato", il 21 incontro a Trieste

“Poco lontano da me, Kevin trascinava le transenne formando delle righe a zig zag sulla neve e Tom, immobile, si sbatteva la mano sulla fronte chiedendosi, senza alcun dubbio, se fossi pazzo. Ma io, speran­zoso romantico e idiota che ero, iniziai a calcare con i piedi sulla neve, in grande e cubitale, come una letterina di un bambino innamorato, la scritta meu amor. Mi pare ancora di vedere le facce incredule dei miei due amici che, insieme a quella del sottoscritto, erano di tanto in tanto abbagliate dai flash, fra sguardi dei curiosi e risa dei passanti. Alcuni di loro, per di più, avevano iniziato a guardare dal basso verso l’alto e rimasero immobili ad assistere alla scena, nell’attesa di scorgere la cor­teggiata. Nel frattempo, dal caffè e dal ristorante si vedevano ombre di persone accalcate alle vetrate per leggere l’enorme messaggio sulla neve circondato e protetto dalle transenne della Polizei. Ma, ahimè, com’è vero che tutti i momenti di gloria prima o poi debbono finire, ecco che il suono di una sirena si avvicinò repentinamente alla piazza, generan­do il fuggi fuggi della folla. Ricordo le luci blu che si riflettevano sui bianchi mucchi di neve spalati e accantonati sul muro di Santo Stefano e la corsa che facemmo giù dalle scale del metrò. Dietro di noi, con gran foga, tre berretti bianchi ci incalzavano gridando: «Halt! Halt!». Dall’alto della scala mobile vedemmo la carrozza pronta a riprendere la marcia in direzione di Simmering. La provvidenza volle, Dio solo sa come, che riuscimmo a salire con le porte quasi chiuse. Pochi istanti più tardi arrivarono i poliziotti battendo i pugni contro i finestrini, ma l’U-Bahn partì. E nel rimbombo delle grandi arcate sotterranee della fermata e dentro la carrozza, una voce automatica incisa su un disco indicò l’imminente partenza della carrozza, salutando la stazione di Santo Stefano. Zug fährt ab.”

Tre amici, quelli di sempre, Leo, Kevin e Tom, da Trieste, la loro città, si ritrovano a Vienna per realizzare il progetto di Tom, la creazione di una galleria dedicata alla Pop Art.
Leo – vero protagonista del libro – vive la capitale austriaca intensamente, passando dal ballo delle debuttanti a innamoramenti non corrisposti fino alla pesante caduta in disgrazia senza mai abbattersi, neanche dopo aver collezionati le peggiori gaffes.
Massimiliano Alberti in questo romanzo frizzante dipinge un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile… del tutto Pop.
Nell’atmosfera asburgica Leo mulina supponenza e insolenza come se fossero una spada. E pazienza se colpirà alla cieca: saccenti critici, arrampicatori sociali, giovani e belle donne abbacinate dal lusso, ma anche gli amici di sempre, fedeli maggiordomi, innocenti studentesse. Tutti fatti a fettine. A scatenare il giovane è un disagio interiore, l’inadeguatezza etnica del disprezzato italiener al cospetto dell’aristocrazia dell’aquila bicipite: illuminata ma irraggiungibile”. (Francesco De Filippo)

“Quello di Alberti è un romanzo quasi teatrale, un caleidoscopio di maschere esistenziali quotidiane sempre pronte a cadere ma che si rivelano, però, terribilmente reali. L’autore sa bene, e lo dimostra, come nascondere la verità e svelare la finzione” (The Leading Guy)

Mercoledì 21 febbraio, ore 18,00 - presso l’Antico Caffè San Marco - Trieste

Dialoga con l’autore Donatella Pohar
Letture a cura di Eva Tomat e Lorenzo Zuffi.

Il libro:
Titolo: L’invitato
Autore: Massimiliano Alberti
€ 14,00 – pag. 224